SPALOVAC MRTVOL

Cinema - Evento inserito da Simo

Indirizzo: Via san romano 1 , Firenze

Data: venerdì 25 gennaio 2019

Descrizione

SPALOVAC MRTVOL

 

 

Un film di Juraj Herz. Con Rudolf Hrusínský, Vlasta Chramostová, Jana Stehnová, Milos Vognic. Cecoslovacchia 1968, durata 102 minuti.

Sottotitolato in italiano

 

Grigio e mellifluo addetto alla cremazione dei cadaveri presso una sala mortuaria di Praga e amorevole padre di famiglia, nasconde insospettabili pulsioni ed una smodata ambizione economica e professionale. Quando l'occupazione tedesca e l'insinuante ideologia razzista del Terzo Reich iniziano a ramificare il loro perverso sistema di potere nel paese, egli ne viene irrimediabilmente irretito con conseguenze tragiche per colleghi, conoscenti e per i componenti della sua stessa famiglia ritenuti di razza impura.

Come l'incessante e ossessivo monologo di un  implacabile burocrate del Male la voce del protagonista accompagna dall'inizio alla fine questa tetra commedia degli orrori, dove tra le pieghe di una personalità priva di qualunque senso morale (vagheggia di una astrusa disciplina animista letta tra le pagine di un atlante buddista) ed il vuoto pneumatico di una reale coscienza critica (si limita a replicare con acritica emulazione le idee politiche dei suoi colti o interessati interlocutori) alligna il germe perverso di una disciplina ferale, il definitivo tramonto della civiltà e del progresso, il programmatico sterminio della razza umana. Tarato su un registro di grottesca teatralità il film di Herz è un crudele apologo sul 'sonno della ragione', dove l'istinto ferino e primordiale (il film inizia con la sagoma di un felino maculato che si agita nervosamente nella sua gabbia) come le irrepresse e morbose pulsioni sessuali del protagonista, prevale sulle razionalità e sul giudizio di una mente annebbiata dalle suadenti sirene di venere e dal facile traguardo di un oscuro disegno di morte. I presagi figurativi di questa degenerazione etica sono resi espliciti dal ricorso ad una fotografia di cupa freddezza e dalla ributtante teoria dei primi piani quasi a sottolineare lo squallore di fisionomie che mostrano i segni allarmanti di una sconcertante affezione, il morbo epidermico di una laida promiscuità (sovente il film cede al linguaggio provocatorio di una irridente pornografia come nell’orgia nazista a base di biondine e bollicine). Decisamente sorvegliato a livello simbolico (la già citata scena iniziale dello zoo, le demenziali comparsate di una coppia di coniugi litigiosi e la misteriosa presenza di una pallida e cadaverica dama 'in nero') il film si regge sul piano di un delirante espressionismo contando sugli slanci onirici e spiazzanti di un montaggio originale (del bravo Jaromír Janáček) e sui virtuosi movimenti di macchina (dell'apprezzato Stanislav Milota). Perfetto nella sua caratterizzazione di un viscido cerimoniere della 'normalizzazione' il pingue beccamorto interpretato da Rudolf Hrušínský che vagheggia nella scena finale di un metodico e scientifico progetto di purificazione su scala globale contro lo sfondo inquietante dell'Inferno di Bosh, dopo aver (quasi) portato a termine il suo freddo progetto di sterminio su scala locale. Piccolo delirio di un olocausto familiare.

di gianleo67

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